mercoledì 14 dicembre 2011

ERRARE E' UMANO, APPRENDERE DAGLI ERRORI E' DIVINO


Considerare un errore come un'opportunità per apprendere è intelligente.
La storia dell'umanità è piena di errori che hanno prodotto importanti scoperte.

La storia di Cristoforo Colombo, ad esempio,  ci dice che grazie al suo errore di calcolo è stato scoperto il continente americano.
Lo yogourt che oggi si trova in quasi tutti i frigoriferi domestici, secondo la tradizione, si dice che è stato inventato da una carovana bulgara che trasportando latte da un villaggio all'altro si accorse di come fermentava al sole. Uno di loro lo assaggiò, gli piacque e con il tempo si rivelò anche che era un toccasana per lo stomaco.

La serendipity di cui si parla tanto, altro non è che la scoperta di cose accidentalmente.

Nel 1974, la divisone ricerca e sviluppo di 3M si disperò quando uno dei suoi ricercatori, Spencer Silver, produsse una gomma altamente difettosa dimenticando un componente nella miscela. Quello che sembrava un gran disastro fu utilizzato da un altro impiegato Art Frey.
Quest'ultimo era un grande uomo di chiesa , e utilizzava dei foglietti come segnalibro per indicare i passi   della Bibbia, che sistematicamente cadevano a terra.
Prima che la partita difettosa di gomma fosse eliminata, ne utilizzò un pò per fissare i foglietti alle pagine della sacra scrittura, nacque così il post-it.

Altro errore imprenditoriale , di nota fama, quello di Steve Jobs che nel 1984 ingaggiò John Sculley affinchè dirigesse l'azienda con miglior efficacia. La pessima relazione che andò ad instaurarsi fra i due provocò le dimissioni di Jobs , che furono volute da tutti gli azionisti. Proprio grazie alla sua dipartita Jobs trovò il tempo di fondare la Pixar che firmando accordi con Walt Disney arrivò a produrre pellicole della portata di Toy Story. La Pixar fu acquisita da Disney per un valore di 7.400 milioni di dollari , e Jobs diventò il maggior azionista singolo della Disney.
Tutto questo successo causò nel 1997 , in piena crisi di Apple, che Jobs fosse richiamato a risollevare le sorti dell'azienda Apple. Da lì è iniziata l'età d'oro dell'azienda , con i prodotti di successo quali: iPod, iPhone, iMac, iPad.

L'errore nella nostra società non ha una buona fama.
Lo scrittore e pubblicitario Gabriel Garcia de Oro in un suo saggio affronta la fobia dell'errore. Dice che non è un caso che le parole "errore" e "terrore" si assomiglino tanto: " l'errore non produce terrore, ma qualche volta vergogna e colpa".
Fin da piccoli viviamo in una società che premia l'esatto e penalizza l 'errore.
Il nostro timore di sbagliare si traduce subito nel timore di decidere, e se non decidiamo non sbagliamo, la conseguenza di questo è la paralisi. Come dimostra la biografia di grandi inventori e imprenditori, è proprio nell 'errore che hanno trovato una fonte di saggezza. La scienza avanza grazie agli esperimenti, alle prove e agli errori, lo stesso accade nella vita umana.
Senza errore non si progredisce.

Sempre l'autore sopracitato, si serve delle tre consonanti presenti nella parola errore per svelare tre indicazioni di saggezza .

Riconoscimento - ogni errore è una lezione di umiltà che incontriamo sul nostro cammino. Rendersi conto che non siamo infallibili è un esercizio utilissimo. Ci insegna che dobbiamo fare attenzione , apprendere e migliorare per il futuro.
Responsabilità - riconoscere il nostro errore ci fa prendere il controllo delle mostre azioni senza scaricare su altri la colpa. Per cui ogni errore riconosciuto ci ricorda che ciò che è bene e ciò che è male dipende da noi.
Rivoluzione - riconoscere l'errore, ciò che non funziona, è il germe della rivoluzione.

Il progresso è dato dalla fine degli esperimenti falliti, che sono però necessari, perchè solo attraverso quello che non funziona arriviamo a scoprire ciò che funziona. Come capitò ad Edison con la sua lampadina, prima di arrivare a scoprirla dovette fallire più e più volte.
Questo non si applica solo alla scienza, la vita di ogni individuo è una  costante di prove ed errori, dove il vero premio lo ottiene chi prende spunto dai suoi errori.

Come diceva Wiston Churcill :" Tutti commettono errori, però solo gli intelligenti prendono spunto da essi".

E tu cosa ne fai dei tuoi errori?

giovedì 8 dicembre 2011

PROBLEMI CHE DIVENTANO OPPORTUNITA’

Un problema lo possiamo definire come  quella cosa, situazione o persona che ci turba, che ci dà fastidio, ci preoccupa.

Cominciamo con un caso semplice.

Immaginiamo di avere un amico sempre in ritardo, che di solito arriva con 15 min di ritardo . Come qualunque altra azione il non essere puntuali non è nè buono nè cattivo, certo è che implica delle conseguenze. Il nostro giudizio morale dipende dal nostro modo di vedere le cose. In funzione dell'opinione  che abbiamo rispetto all'essere poco puntuale , può capitare che lo viviamo come un problema. Ma capita anche che ci siano persone che vedano questa situazione con altri occhi, e non si arrabbiano o si infastidiscono se questa persona è come al solito in ritardo.

Accettano e rispettano il comportamento dell'amico. Il vero problema non sta nelle circostanze, ma nella nostra mente. La causa del nostro turbamento risiede nel nostro modo di pensare e questo nel nostro modo limitato di vedere le cose, ci fa commettere errore nel pensare a come dovrebbero essere.

Ogni volta che ci scontriamo con un problema possiamo cominciare a vederlo per quello che in realtà : un'opportunità per imparare qualcosa.

Così la prossima volta che il nostro amico arriverà tardi, possiamo ricordarci che non dipende da lui, ma dal nostro modo di vedere le cose il nervosismo che proviamo.

Il problema molto semplicemente lo creiamo nella nostra mente quando combattiamo e entriamo in conflitto con persone o situazioni sulle quali non siamo d'accordo.

Questa riflessione ci fa capire che non dobbiamo modificare l'esterno bensì l'interno. Invece di criticare duramente il nostro amico per quello che fa, che riteniamo scorretto, possiamo semplicemente accettare questa situazione, per dedicarci ad incrementare la nostra felicità, senza farci del sangue cattivo a pensare come avrebbe dovuto comportarsi.

Semplicemente potremo tener conto dei 15 min di ritardo per il prossimo incontro, senza farci trovare puntali all'appuntamento tanto lui non lo sarà.

domenica 4 dicembre 2011

2 Nuove Opportunità Di Crescita Professionale

IL CALENDARIO TRAINING E CORSI DI SAMSARA' FORMAZIONE E COACHING SI è ARRICCHITO DI DUE NUOVI PERCORSI CHE SONO:



NEGOZIARE CON IL CLIENTE UOMO E DONNA: QUALI DIFFERENZE?

I TEMI TRATTATI SONO:
. Differenze tra i due emisferi cerebrali
. Qual è il sesso del tuo cervello?
. Mascolinizzazione e femminilizzazione.
. I sensi al femminile e al maschile.
. Ormone re e ormone regina.
. Relazionarsi con il proprio sesso.
. Relazionarsi con il sesso opposto.
. Perché le donne sono clienti migliori degli uomini.

ARTE DEL FEEDBACK EFFICACE

I TEMI TRATTATI SONO:
. Il ruolo del capo come sviluppatore
. Atteggiamenti e comportamenti del capo
. Il coaching
. L'affiancamento sul campo
. La valutazione delle prestazioni
. Il feedback

Più Flessibili, Più Felici?

“Cosa serve per essere felici? La salute? I soldi? L’amore? L’ottimismo?.... altro?

Cosa pensereste, se dicessi che “la flessibilità” è necessaria e senza di essa non è possibile essere felici?.

Sono cinque le caratteristiche che ci danno le nostre certezze:

1.     La relatività

Quello che pensiamo dipende da dove siamo nati. La religione è un chiaro esempio.

2.    La rigidità

Pensiamo o bianco o nero. Cresciamo trovandoci di fronte al buono e al cattivo, e riteniamo che queste due siano le possibilità.

3.    La limitatezza

L’essere umano è limitato, i nostri neuroni non sono in grado capire  cose che non abbiano già visto.

4.    Invisibilità

Un quadrato bianco non si riesce a vedere su un fondo bianco. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che manca, riteniamo che ciò che manca lo troveremo nel futuro e siamo sempre nella condizione di ricercarlo.

5.    Essere Blidati

Quando una persona ha fiducia nel suo partner, e questo si dimostra infedele, la persona è sempre l’ultima a rendersene conto. L’essere umano si rifiuta a valuatare/considerare situazioni al di fuori dei suoi schemi mentali.


Come diceva Napoleone: “La battaglia più difficile la combatto tutti i giorni con me stesso”.

Quando una persona riconosce che quello che fa è provocato non da una pressione esterna, ma interna, già dimostra di fare un grosso passo avanti e di aprire gli occhi.

La cosa più liberatoria è rompere con i propri schemi, e all’improvviso cogliere quanto il mondo diventa ampio e ricco di situazioni e opportunità.


giovedì 17 novembre 2011

Pensiamo di controllare la nostra vita?



Un fatto fortuito, una decisione non premeditata,  o un semplice incidente possono  cambiare la nostra vita. Con orgoglio, crediamo di controllare tutto, ma ... Crediamo davvero di poter pensare e decidere tutto?


Ci ricordiamo il film “Sliding Doors”? La protagonista uscendo dal lavoro di corsa per prendere la metro per un attimo perde la corsa, aspetta, prende la corsa successiva e arrivando a casa trova il marito come sempre e la serata procede normalmente.
Sempre nello stesso film, capita anche che la stessa protagonista, sempre uscendo di corsa dall’ufficio corre per prendere la metro e questa volta riesce a prendere la corsa, arrivando così a casa un po’ prima del solito. E cosa trova? Il marito in dolce compagnia.  Il film prosegue sulle due situazioni parallele, mostrando come  a volte cose di poco conto, tipo  arrivare qualche minuto a casa prima del previsto come in questo caso, cambi completamente la nostra vita.

Se facciamo un passo indietro mentalmente e guardiamo il nostro futuro, ci rendiamo conto che in qualche modo, ci sembra scosso dal vento. Riflettere sul perché viviamo a casa nostra, sul perché  dobbiamo lavorare, perché lo facciamo dove lo facciamo. Siamo in grado di trovare le risposte del tipo :"Abbiamo deciso di vivere in questa casa, perché un giorno siamo andati in giro e passando per quella strada, abbiamo visto il cartello in  vendita e ci è piaciuta.

Azioni anche banali possono portare a conseguenze imprevedibili. Siamo qui perché i nostri genitori il giorno della nostra concezione invece di andare al lavoro magari, si sono  dedicati all'amore, se quel giorno fossero stato al cinema ... Noi siamo figli del caso. O, in altre parole, il destino trama variazioni infinitesimali di fattori che potremmo non conoscere mai.

A volte, soprattutto quando succede qualche disgrazia, la nostra mente ci tormenta continuando a pensare: "Ah se non avessi chiamato. Se non fossi passato di lì.  Se non avessi avuto l'incidente?".


Controllo? O Illusione?

"La mente è un profondo oceano, e noi riusciamo solo ad essere consapevoli della schiuma leggera in superficie" (Henry Laborit)

Ciò che caratterizza la nostra specie è pensare che anche se non possiamo  controllare tutto dal di fuori, controlliamo dall’interno. . Crediamo davvero di controllare ciò che pensiamo, ciò che abbiamo deciso? Uno dei più conosciuti esperimenti in questo senso è stato condotto da Libet negli anni ottanta. Prima di piegare un dito, nel cervello un'attività elettrica produce il cosiddetto "potenziale disponibilità" , 350 millisecondi prima che il movimento abbia luogo.

Quando pensiamo di prendere una decisione, in realtà è come se vedessimo una sorta di video interno ritardato   (ad esempio, 300 millisecondi) della decisione vera e propria presente inconsciamente nel nostro cervello. Non che le decisioni siano prese dal nostro vicino di casa, le prendiamo noi, ma non la nostra parte  cosciente, bensì quella  incosciente. Sembra che il nostro io cosciente sia un semplice osservatore.

La nostra reazione a questo tipo di prova è stata trattata magnificamente da Sigmund Freud: "Nel corso del tempo, l'umanità ha dovuto sopportare tre attacchi importanti contro il proprio amore per sé stesso, da parte della scienza  : la scoperta che il nostro mondo non è al centro del sistema celeste, ma un punto in un universo vasto, la scoperta che non siamo stati appositamente creati, ma discendiamo da animali, e la scoperta che spesso la nostra mente conscia non controlla il nostro comportamento, racconta semplicemente la storia delle  nostre azioni. "


E’ difficile digerire che il nostro cervello decide per noi, noi pensiamo di decidere coscientemente. Quando ci interroghiamo sul perché il loro comportamento, difficilmente ci dicono che non sanno molto bene, tentano sempre di darci una spiegazione logica.


Oscar Wilde ha detto bene nel Ritratto di Dorian Gray: "La vita non governa né la volontà né l'intenzione. La vita è una questione di nervi, di fibre e di cellule nervose che nascondono il pensiero, dove la passione annida  i suoi sogni.……. Una causale sfumatura di colore in una stanza o nel cielo del mattino,  un profumo particolare che una volta ti è piaciuto e che ti fa ricordare situazioni vissute, un verso di una poesia dimenticato che ti capita di ritrovare,... io ti dico, Dorian, che sono cose di questo tipo da cui dipendono le nostre vite. "

Cosa ne pensate??? Avete mai fatto questo tipo di riflessioni?

lunedì 31 ottobre 2011

Capo Autoritario In Vista

L’insicurezza a volte genera autorità.
Di fronte a capi autoritari per ruolo o per carattere, è importante non reagire, non prenderlo come qualcosa di personale, altrimenti corriamo il rischio di entrare in una dinamica di attacco e contrattacco, che produce una situazione insopportabile, dobbiamo evitare di reagire d’impulso e mantenere la nostra stabilità interiore.

Il leader autoritario ha poco futuro. Deve tenere in conto che l’autorità, senza dubbio, è un modo efficace per ottenere che gli altri facciano le cose, però non che le facciano con convinzione e di loro iniziativa.
La realtà è che il lavoro  avanza tra le relazioni interpersonali, tanto che la stabilità del gruppo e la motivazione va scarseggiando. A medio periodo il risultato è disastroso. Di solito sotto una conduzione autoritaria , la gente finisce per eseguire ordini, lasciando da parte qualsiasi risvolto creativo e di valore, cosi che le cose tardi o presto smetteranno di funzionare.. e’ il momento in cui il capo autoritario deve farsi carico di tutto il lavoro in prima persona e vive la sensazione di abbandono da parte del gruppo.
L’autorità può essere un modo per gestire efficacemente un problema puntuale, o una situazione di cambiamento, però non è una forma di leadership che ottiene risultati positivi a medio o lungo raggio.
“I  gruppi maturano in ambienti con maggior amore che timore” (Chris Lowney).

Sotto ad ogni problema tecnico c’è sempre un problema umano.

Quanto più un lavoro è compromesso emotivamente, più il capo deve essere empatico e comprensivo.

venerdì 9 settembre 2011

Di Fronte Alla Rabbia Conta Fino A 100

Immaginiamo un impiegato molto arrabbiato nei confronti del suo capo, perché non ha mantenuto la promessa di aumentargli lo stipendio. Gli ha scritto una mail, ma nessuna risposta. Il capo, ricevuta la mail dal tono irritato ha preferito non rispondere. Questo non ha fatto altro che aumentare l’arrabbiatura dell’impiegato, che si sente in diritto di richiedere un incontro per manifestare la sua ira.


Sa che rischia il posto, però pensa di farlo poiché è più forte di lui.
Se lasciamo che la scalata di energia negativa arrivi al suo massimo, il risultato sarà che fra i due non ci sarà più nessuna relazione.
Cosa succederà se l’impiegato applicherà la strategia al contrario?
L’impulso naturale è quello di accusare il capo di non aver mantenuto la promessa, la reazione contraria sarà l’amabilità e la cordialità.


Può scrivere una mail conciliante nella quale evidenzia tutto ciò che c’è di positivo nel lavorare per l’azienda.


Per quanto scioccante possa sembrare questa situazione la cosa più probabile che possa accadere è che i due trovino un accordo. Sparita la tensione, aumentano le possibilità di un accordo.
Buona parte dei conflitti si potrebbero evitare, ritardando di 24 ore nella risposta.


Come reagisci di fronte ad un conflitto? Che valore dai al conflitto? Sei solito generare/provocare conflitti?